A trent’anni dalla scomparsa di Enzo Paci
Lunedì 12 dicembre 2005 in Casa della Cultura è stato ricordata la figura di un maestro della filosofia italiana del Novecento: EnzoPaci. Lo hanno ricordato suoi colleghi e allievi: Fulvio Papi, Emilio Renzi, Carlo Sini, Salvatore Veca, Amedeo Vigorelli.
L’incontro è stato presentato da due giovani, Massimilano Cappuccio e Alessandro Sardi, condirettori di una rivista di filosofia, Chora,redatta da giovani dell’università statale di Milano che ha dedicato un numero monogafico al grande filosofo milanese.
INDICE
Prefazione
di Emilio Renzi
Introduzione
di Massimiliano Cappuccio e Alessandro Sardi 11
Attraversando il Diario fenomenologico
di Enzo Paci 13
Enzo Paci: le forme del soggetto
Fra autobiografia e fondamento
di Fulvio Papi 17
II giovane Enzo Paci:
dal confronto con Croce all’esistenzialismo positivo
Intervista ad Amedeo VIGORELLI
a cura di Massimiliano Cappuccio e Alessandro Sardi 41
Platone nella riflessione del giovane Paci
di Matteo Bianchetti 47
Principii di una filosofia dell’essere,
ovvero da Piatone a Jaspers,
l’accordo tra idealismo e ontologismo
di Sandro Mancini 59
Presenza di Enzo Paci
nella crisi della cultura contemporanea
di Stefano Zecchi 81
L’esistenza che diventa filosofia
Per una rilettura dell’opera di Enzo Paci
di Giuseppe Moscati 89
Enzo Paci e la polis: dalla nascita di Aut Aut
alla fine del comunismo
Intervista a Salvatore VECA
a cura di Massimiliano Cappuccio 99
Paci e Whitehead: la processualità relazionale della natura e il problema
della soggettività emergente
di Luca Vanzago 107
Paci e Merleau-Ponty
Una testimonianza e qualche riflessione
di Guido Davide Neri 121
Enzo Paci, la fenomenologia, e il pensiero politico
Intervista ad Alfredo MARINI
a cura di Massimiliano Cappuccio,
Alessandro Sardi, Erasmo Silvio Storace 129
Enzo Paci: la fenomenologia dei processi in relazione
di Alessandro Sardi 145
Editoria, periodici e conferenze:
Enzo Paci fuori dall’università
Intervista a Emilio RENZI
a cura di Massimiliano Cappuccio 171
Enzo Paci e l’America
di Massimiliano Luce 179
II filosofo e il drammaturgo
Enzo Paci e Thomas Mann,
storia di una corrispondenza 191
Enzo Paci e la scuola di Milano
I maestri, i colleghi, gli allievi
in un’intervista a Carlo SINI
a cura di Federico Leoni 197
Dal computazionalismo alla fenomenologia
Enzo Paci, Alan Turing e l’impossibile gioco dell’imitazione
di Massimiliano Cappuccio 211
Complimenti a Pier Aldo Rovatti per la chiarezza espositiva direi cristallina degna del suo professore.
Diversi anni fa per una monografia su Cesare Zavattini in cui sembrava utile ricostruire i dibattiti intorno al nuovo cinema italiano, come si chiamava prima che Umberto Barbaro forzasse la mano ai registi, bollandolo Neo-realismo, mi imbattei nella corrente minoritaria e soppressa bollata «spiritualista».
In realtà era un ricco filone fenomenologico che in Italia conobbe Antonio Banfi e il suo allievo Paci, e in Francia Maurice Merleau-Ponty.
Tutte le accuse mosse contro Zavattini ridicolizzavano l’epoché del suo sguardo precategoriale, pur non conoscendo Zavattini la filosofia.
Ma lavorò con Brunello Rondi in contatto con Paci. Amédée Ayfre, assieme ad André Bazin colse l’aspetto più moderno del nostro cinema di allora, quello fenomenologico. Mi manca un tassello: cosa ne sapeva di quel cinema Paci, così attento al ruolo direi gramsciano dell’intellettuale e filosofo inserito nella cultura del suo tempo? Esiste un testo di Paci sul cinemain rapporto alla fenomenologia?
Osservazione pertinente all’articolo di Rovatti
In un solo punto, chiederei una precisazione. Ovvero, a leggere qui, ricevo l’impressione che Heidegger e Husserl la pensavano nello stesso modo riguardo alla technologia e il sapere. Ma a me risulta che nelle note a margine negli inediti di Husserl Paci abbia rilevato più di commento di Husserl riguardo ad Heidegger, in cui fa notare (giustamente) l’operazione folosofica di Heidegger e cosa attribuisse a se stesso l’Heidegger, dico, che invece era darina del sacco di Husserl. Ricirdo un testo di Levinas che ctitica Heidegger, con la differenza di coscienza e coscienza di. L’esserci di Heidegger non va oltre l’epoché alla trascendenza come la intendeva Husserl a livello delle conferenze di Vienna e Krisis.
Questo per dire che obliare questa dimensione, o se preferiamo, «orizzonte» riguardo ad Heidegger (anche Heidegger la pensava così negli anni Trenta) mi suona problematico. Ma non essendo un filosofo, forse non ho capito un tubo?